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PREVIDENZA DEL LAVORO

Lo Studio Legale Matranga offre la possibilità all'utente di trovare la risposta ai propri quesiti di diritto previdenziale attraverso un semplice ed immediato contatto diretto per posta elettronica.

La consulenza in diritto previdenziale può consistere in un parere su una questione controversa, nella redazione di istanze, lettere, diffide e/o ricorsi amministrativi.

Si può richiedere un consiglio sulla linea di condotta da seguire in una determinata situazione, un parere sull'opportunità di intraprendere una causa e, naturalmente, si può reperire un avvocato con competenze specifiche in diritto previdenziale per intraprenderla (le cause possono riguardare ogni aspetto del diritto previdenziale, dal riscatto dei periodi di studi, di laurea e del servizio militare, alla contribuzione volontaria e figurativa, dai problemi legati al cumulo di trattamenti pensionistici o cumulo tra pensione reddito da lavoro alla perequazione dei trattamenti pensionistici, dal riconoscimento della pensione di inabilità a questioni inerenti la pensione di anzianità e di vecchiaia, la pensione di reversibilità, l'indennità d'accompagno, nonché, nell'ambito della previdenza libero professionale, problematiche relative all'esercizio continuativo ed all'incompatibilità, alla prescrizione dei contributi, alla totalizzazione ed alla ricongiunzione, alla legittimità dei regolamenti delle Casse previdenziali: contributi di solidarietà, aumento dei redditi della base pensionabile  ecc. ecc.).

L’ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITA’
L'assegno ordinario di invalidità può essere richiesto all'Inps dalle persone che hanno una capacità lavorativa ridotta di almeno 2/3.
Per poter ottenere l'assegno, è necessario aver versato almeno cinque anni di contributi, dei quali almeno 3 anni nell'ultimo quinquennio precedente la domanda. L'anzianità contributiva non è necessaria se l'invalidità è stata conseguita per cause di servizio o se non si ha diritto a prestazioni derivati da assicurazioni contro infortuni per lo stesso evento.
L'assegno di invalidità è di importo variabile secondo il reddito, è temporaneo, è compatibile con altre attività lavorative ed ha durata triennale. Se l'invalidità permane, può essere rinnovato su richiesta. Dopo due rinnovi consecutivi, l'assegno diventa permanente.
Per richiedere l'assegno è necessario presentare una domanda all'Inps direttamente o tramite un ente di patronato, presentando uno specifico certificato del medico curante.
L’assegno non è cumulabile con la rendita Inail per infortunio sul lavoro o malattia professionale. Se quest’ultima è però di importo inferiore all’assegno, l’invalido ha diritto alla differenza fra i due trattamenti.
Al compimento dell'età pensionabile, l'assegno ordinario di invalidità è convertito in pensione di vecchiaia, purché l’interessato abbia i requisiti contributivi e cessi la propria attività di lavoro. Inoltre, grazie a varie pronunce giurisprudenziali, ed al definitivo riconoscimento da parte dell'Inps, può trasformarsi in pensione di anzianità al raggiungimento dei requisiti di legge.

LA PENSIONE SOCIALE

La pensione sociale costituisce una forma di assistenza che l'Inps eroga agli ultrasessantacinquenni, residenti in Italia, privi di reddito o con reddito inferiore a quello della stessa pensione sociale.

Questa prestazione continua a spettare a coloro che ne hanno maturato i requisiti con domanda presentata entro il 1995.

Coloro invece, che hanno compiuto i 65 anni di età entro il 31 dicembre 1995 e presentano domanda di pensione successivamente a questa data, hanno diritto all'assegno sociale se sono in possesso dei requisiti richiesti.

Questo perchè, a partire dal 1° gennaio 1996, la pensione sociale è stata sostituita dall'assegno sociale. Anche coloro che sono già titolari di pensione sociale e che in data successiva al 31 dicembre 1995 hanno perso il diritto a fruire di tale prestazione, possono fare domanda di assegno sociale sempre se in possesso dei requisiti.
L'importo percepito può variare in base al reddito e allo stato civile del richiedente, ovvero se è coniugato o meno. L'importo percepito aumenta di anno in anno di tanto quanto aumenta il trattamento minimo delle pensioni Inps.

Ai titolari di pensione per invalidità civile, che hanno compiuto i 65 anni di età al 31 dicembre 1995 spetta la pensione sociale che sostituisce quella pagata dal Ministero degli Interni (e che dal 1° novembre 1998 viene pagata dall'Inps).

Agli invalidi civili che perfezionano il requisito dei 65 anni di età in data successiva al 31 dicembre 1995 spetta invece l'assegno sociale.

LA PENSIONE DEGLI INVALIDI CIVILI

Hanno diritto alla pensione di invalidità gli invalidi civili totali e parziali, i ciechi e i sordomuti che sono privi di reddito o hanno reddito di modesto importo.
La pensione di invalidità viene concessa con riferimento al grado di incapacità all'attività lavorativa ed assume denominazioni diverse a seconda del fondo o gestione e del livello di invalidità (la vecchia pensione di invalidità, l'assegno di invalidità, la pensione di inabilità e l'assegno di accompagnamento).
Il pagamento delle pensioni e delle indennità viene effettuato dall'Inps in rate mensili.
Le regioni sono competenti all’accertamento dei requisiti sanitari necessari per il riconoscimento dell’invalidità. A tale scopo si avvalgono di Commissioni mediche presso le aziende sanitarie locali. La Commissione medica superiore presso il Ministero del Tesoro ha il compito di verificare la permanenza dei requisiti sanitari.
L'accertamento dei redditi viene effettuato entro il 30 giugno di ciascun anno dal Ministero del Tesoro che verifica la sussistenza dei requisiti con controlli incrociati fra il Ministero delle Finanze e il Casellario dei pensionati. I redditi considerati sono soltanto quelli del richiedente e non quelli dei familiari.

 

LA PENSIONE DI VECCHIAIA

La pensione di vecchiaia, spetta al raggiungimento dell'età pensionabile o per collocamento a riposo per raggiunti limiti di età e/o servizio. Un traguardo importante nella disciplina di questo trattamento previdenziale è stato senato con la legge 388/2000 (Finanziaria per il 2001). Dal 1° gennaio 2001 è infatti entrato a regime il requisito minimo contributivo dei 20 anni, per la pensione di vecchiaia "retributiva". Inoltre è stata introdotta la pensione "contributiva", per la quale può maturarsi il requisito minimo contributivo di cinque anni.
La pensione di vecchiaia viene liquidata attraverso due diversi sistemi di calcolo: uno "retributivo" e l'altro "contributivo". Questa nuova forma di pensione, denominata "pensione di vecchiaia", introdotta nei confronti di chi ha iniziato a versare i contributi dal 1° gennaio 1996, privo di contribuzione precedente, oppure di chi opterà per il sistema di calcolo esclusivamente contributivo, è destinata ad assorbire sia la pensione di vecchiaia "retributiva" e di vecchiaia anticipata, sia la pensione di anzianità.
I requisiti dell'età pensionabile e del minimo assicurativo e contributivo non sono stati modificati dalla legge di riforma 335/95 (riforma Dini) e neppure dalla legge 449/97 (riforma Prodi). Scatta il diritto alla pensione di vecchiaia "retributiva" quando si verificano congiuntamente tre requisiti: età pensionabile (65 anni per gli uomini e 60 per le donne), requisiti minimi assicurativi e contributivi (20 anni dal 1° gennaio 2001) cessazione dell'attività lavorativa dipendente sia in Italia che all'estero.

L'età richiesta per usufruire della pensione di vecchiaia "contributiva" va dai 57 anni ai 65 anni, ma è possibile accedervi anche prima, purché si raggiunga un'anzianità contributiva di almeno 40 anni. Il requisito minimo contributivo è di 5 anni di contribuzione effettiva.
Inoltre l'importo da liquidare deve essere pari o superiore ad 1,2 volte quello dell'assegno sociale, nel caso in cui si faccia richiesta di pensione prima dei 65 anni di età.

La decorrenza della pensione di vecchiaia scatta dal primo giorno del mese successivo a quello del raggiungimento dei relativi requisiti. Nella quasi generalità dei casi, però, la decorrenza, su scelta dell'interessato, viene stabilita dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Con la riforma del sistema pensionistico (Legge 243/2004) a partire dal 2008 per le pensioni liquidate con il sistema retributivo non cambierà nulla.

Per le pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo l’età pensionabile sarà elevata da 57 a 65 anni di età per gli uomini e 60 per le donne con un minimo di 5 anni di contributi oppure 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età.

 
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